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5 lezioni che ho appreso sulla fotografia da Robert Herman

© Robert Herman

Ho avuto la fortuna e l’onore di assistere ad un breve (ma intenso) workshop del fotografo americano Robert Herman, organizzato da Magazzini Fotografici.

Herman ha presentato il suo ultimo lavoro The Phone Book e ha passato in rassegna diversi suoi scatti commentandoli sia tecnicamente sia raccontando cosa lo ha spinto ad immortalare quella determinata scena.

Durante le circa due ore di incontro, si è pian piano delineata la sua visione sulla fotografia e ne sono usciti fuori diversi consigli utili per tutti gli appassionati.

Ho sintetizzato per voi (ma anche per me, che tendo a dimenticare facilmente le cose) in punti chiave ciò che ho appreso dal workshop con il fotografo americano.

1. La luce, prima di tutto.

Eldorado, New York 1983. Da “The New Yorkers” © Robert Herman

Secondo Herman gli aspetti da tenere in considerazione in fase di scatto sono così ordinati, dal più al “meno” importante: luce, colori, soggetto, composizione.

2. Conoscere i limiti tecnici della propria fotocamera.

Da “The Phone Book” © Robert Herman

Per gli scatti del suo ultimo lavoro Herman ha usato come fotocamera il suo iPhone tramite l’app Hipstamatic a partire dal 2009, quindi nemmeno con gli smartphone di ultima generazione cui siamo abituati oggi. I limiti imposti dall’utilizzo di un piccolo sensore, come ad esempio non poter scattare quando la luce è poca, non lo hanno intimorito, anzi. Conoscere quali sono i limiti della tecnologia che utilizziamo è fondamentale e di certo più importante del riconoscerne i “vantaggi”. Dopotutto sono la visione ed il cuore del fotografo che rendono unico lo scatto, a prescindere dalla fotocamera adoperata.

The Phone Book non è solo un libro ricco di scatti meravigliosi ma è anche l’ennesima lezione per tutti coloro che ancora credono che si possano scattare ottime foto solo utilizzando attrezzature costose e all’avanguardia.

3. Titolo, didascalie. Aggiungono qualcosa al linguaggio.

It’s a White Man’s World — New York, 1995. Da “The New Yorkers” © Robert Herman

La spinosa questione sull’aggiungere o meno un titolo e/o didascalia alle foto ciclicamente spunta fuori quando si parla di fotografia. Non so perché sia così, sembra una di quelle eterne battaglie tipo Guzzi contro Ducati o David Gilmour contro Roger Waters.

Robert Herman ha le idee molto chiare in merito. Aggiungere un titolo o una didascalia (in The Phone Book, ad esempio, ogni scatto è accompagnato anche dalle sue coordinate di latitudine e longitudine) alla foto è dimostrazione di maturità espressiva, dell’aver sviluppato col tempo un proprio linguaggio e di saperlo padroneggiare.

4. Dare alle foto tutto il tempo di cui hanno bisogno per "venir fuori".

Framed — New York, 1981. Da “The New Yorkers” © Robert Herman

The New Yorkers contiene scatti realizzati circa 25 anni prima della sua pubblicazione. Herman ha raccontato di aver impiegato molto tempo per l’editing delle sue foto. Di fatto, secondo lui, la differenza tra un fotografo amatoriale e un professionista è che quest’ultimo è anche un critico selezionatore dei suoi stessi scatti. Inoltre, il bravo fotografo sa che durante le sessioni di scatto deve seguire ciò che il suo cuore sente in quel momento, mettendo da parte la sua razionalità, che servirà poi in fase di editing, dove è necessario essere più freddi e distaccati sia emotivamente che temporalmente dalle proprie foto.

5. Consigli per quando si realizza un portfolio.

Bubble Girl, Grand Cayman Islands, 2011. Da “The Phone Book” © Robert Herman

Quando realizzate un portfolio da mostrare in giro tenete a mente questi consigli di Herman:

  • Stampate le foto delle quali dovrete in seguito fare la selezione finale (senza esagerare con il formato di stampa) e disponetele tutte sul pavimento. In questo modo vi risulterà più semplice contemplarle e studiarle per effettuare correttamente la vostra scelta.
  • Considerate il vostro portfolio come se fosse composto da coppie di fotografie e non da singole foto per ogni pagina. Le foto che saranno accanto tra loro quando il libro è aperto (pagine affiancate) devono avere qualcosa che le colleghi tra loro in qualche modo: analogie di colore, di soggetto, di composizione, o anche il loro esatto opposto, purché in qualche modo siano collegate logicamente tra loro risultando così (in)consciamente piacevoli.

Considerazioni finali

Lo scatto di rito insieme con Robert Herman

L’incontro con Herman per quanto mi riguarda è stato davvero illuminante. Ho avuto la possibilità anche di scambiare velocemente due chiacchiere con lui, nonché di ottenere The New Yorkers firmato. Continuerò di certo a seguire i lavori del fotografo americano e lo ringrazio per l’appassionante workshop.

The Phone Book e The New Yorkers sono due lavori straordinari di Robert Herman che vi consiglio caldamente. Se desiderate acquistarli, fatelo in tutta sicurezza tramite Amazon seguendo i link in basso, mi darete una mano a mantenere aggiornato questo sito. Grazie.

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